mercoledì, settembre 27, 2006
I Maestri del Comunismo
Paolo Tattinskj più noto come il “Compagno Oronzo” è stato uno dei massimi teorici del comunismo come dottrina aperta ad altre gruppi sociali (come è testimoniato nel suo saggio “Quale rivoluzione senza la patonza”.) Famosa la sua mozione al Zannonintern per introdurre un po’ di blu nella bandiera rossa.
Loris Giulianosky promotore del Comunismo Romagnolo mirabilmente teorizzato nei suo “Manifesto del comunismo romagnolo” celeberrimo per l’incpit: “un pedalò si aggira per l’Europa…”. Proclamò la Repubblica Socialista di Valverde di Cesenatico che, notoriamente fu in seguito invasa dai tandem corazzati di Stalin decretando così la fine dell’utopia libertaria
La Celeberrima “Compagna Montaruli”universalmente considerata la “via sexy al comunismo”
Esempio di arte comunista. In questo caso è raffigurato (con incredibile realismo) l’Uomo Nuovo Socialista”, archetipo ideale e modello per intere generazioni
colpo all' izquerda rimane sempre al centro della filosia Zannona
Lo Zio Giulio. Colui che frullando nel nulla e ravanando a vuot ha creato un pilastro Zannone
La Simo, proprietaria del Bar del Due di Picche
(il locale più amato da Zannoni)
lunedì, settembre 25, 2006
domenica, settembre 24, 2006
Risponde l’esperto:
Marco G. ha 46 anni ma ne dimostra molti di più. Accetta d incontrarci in un luogo ameno e privo di tentazioni che è il bagno degli handicappati del terzo piano. Ma durante l’ora scarsa del colloquio continua a guardare negli angoli con la vista periferica e, ogni volta che sente uno scroscio dall’adiacente bagno delle signore, non resiste al cambiarsi gli occhiali da vista inforcando quelli da ravanamento che lo fanno rassomigliare, vagamente, a Tito Stagno.
Oronzo T ha circa 10 anni in meno. Il cellulare squilla in continuazione e lui risponde con urla disumane per organizzare partite di calcetto. Ma nonostante questa sicurezza e l’abilità nel seminare, anche lui, mentre parla con noi cambia improvvisamente il fuoco dell’attenzione. Il suo gagliardo ciuffo in stile Paolo Limiti, è infatti una sorta di infallibile radar che , purtroppo suo malgrado, “sente” un qualsiasi essere di sesso vagamente femminile nel raggio di Kilometri.
Cosa hanno in comune queste persone ? Entrambi sono affetti da ciò che uno studioso di Psicologia dell’ Ormone definerebbe un “Sindrome da ravanamento compulsivo” da manuale.
L’origine del ravanamento è antica come la nascita dell’ essere umano, uomo o donna che sia. Già dai testi biblici si legge che Adamo voleva comperare una moto e che Eva gliela voleva dare proprio nel preciso momento che lui era impegnato in una discussione con Dio circa una cazzata con una mela che aveva fatto. E che dire di Mosè che aveva la cognata disponibile mentre lui era impegnato a ritirare le tavole dei comandamenti ? Ma oggi, a distanza di millenni il ravanamento acquisisce una dimensione totalmente diversa: politica ed esistenziale. Viviamo infatti, in un mondo sempre più proiettato nell’avere anziché nell’essere. Il fine ultimo è l’obiettivo e non il mezzo con cui lo si raggiunge, perché tale obiettivo è merce e non più sfida con sé stessi per crescere. Ecco quindi che il ravanatore è figura esistenzialmente rivoluzionaria che ripropone l’atto fine a sé stesso. Egli agisce indiscriminatamente non per avere un obiettivo capitalizzante, bensì per il gusto dell’azione, dell’atto che lo porterà infallibilmente, verso l’amato e odiato due di picche. Simbolo con valenza di cambiamento ancora più alto di falci e martello o altre icone che conosciamo perché antitesi del gesto produttivo, perché unica espressione metaforica dell’essenza maschile che recupera il verro che è in lui. Il ravanameto vive attraverso i secoli, quindi. Attraversa la storia. Supera montagne invalicabili e limiti geografici. Sebbene oggi può essere demonizzata e vista come il volo scomposto e improduttivo della beccaccia ed essere paragonata ad un romagnolo senza motore o a un cancello automatico che non funziona, il ravanamento è un modo di essere sincero e naturale. Un modo esistenziale per non dimenticare una memoria storica fatta di due di picche e frullamenti nel vuoto che ti fanno, però, sentire così vivo…
Bibliografia consigliata:
Vladimir Illic Ulianovic Lenin: Che fare ? (sottotitolo: pensieri di un ravanatore su una Zarina che non te la dà);
Gabriel Garcia Marquez: Cent’anni di ravanamento;
Ernest Hemingway: il vecchio e la patonza;
Erich Fromm: Avere o ravanare;
Herman Hesse: Il ravanatore nella steppa;
Umberto Eco: Il pendolo di Fuffo (sottotitolo: il pugnalamento di Focault);
Luis Sepulveda: La beccaccia e il gatto;
Luigi Pirandello: Sette ravanatori in cerca di una zannona;
Erasmo da Rotterdam: Elogio alla zannonaggine;
Jhon Grisham: Il Ravanatore
Mondo Zannone le origini
Il Grande Patàca si annoiava a morte a stare di fronte al bar a “fè el patàca co el mutur”.
Allora il primo giorno così creò la sabbia, gli ombrelloni, e i pedalò.
Poi il secondo giorno creò i racchettoni, la Cà del Liscio e gli strozzapreti (così imparano a rompere i marroni con le preghiere quando è ora di pennichella” pensò).
Il terzo giorno creò anche la Motonave Nettuno (con gita al largo a 15€ compresa frittura di pesce), l’Autostrada e gli ingorghi.
Il quarto creò il Bagno Loris, la Gelateria Nuovofiore e il crescione stracchino e rucola.
Il quinto giorno creò il cocco bello, il secchiello e la paletta.
Il sesto giorno creò la Pensione familiare, il risciò a pedali e la sala giochi.
Il settimo giorno decise di riposarsi, prese la macchina e andò al mare facendo sei ore di coda al casello.
Mentre aspettava prese un avanzo di piada, un po’ di mucillagine, un paio di ormoni di maiale che erano avanzati, impastò il tutto, lo tocciò nell’ Albana, ci soffiò sopra e lo lanciò in aria.
Si udì un tuono, si vide un lampo e una figuretta strana comparve dal nulla.
Detta figuretta si guardò intorno e sentenziò: - Poca gnocca da queste parti.
Allora il Grande Patàca disse: - Ho fatto una cazzata.
Aveva creato il Zannone.
Ma anche così non andava bene.
Il zannone organizzava noiosissime partite a calcetto da solo e ravanava nel nulla.
Così il Grane Patàca ripetè il procedimento di cui sopra cambiando la composizione degli ingredienti e usando il Sangiovese perché l’ Albana era finita.
Si udì un tuono, si vide un lampo e una figuretta strana comparve dal nulla.
Detta figuretta si guardò intorno e vide il Zannone.
Il Zannone si avvicinò e disse: - Me la dai ?
E lei disse: - No.
Aveva creato la Zannona.





























